Joker: il riscatto personale di Joaquin Phoenix

Il film che ha visto trionfare Joaquin Phoenix alla notte degli Oscar ha rappresentato non solo l’apice massimo della carriera di questo incredibile artista. Il suo discorso post premiazione ha evidenziato, infatti, come tale pellicola abbia in qualche modo riscattato l’uomo prima che l’attore da ombre riguardanti sia la sua sfera privata che pubblica.

La tragica privazione di un fratello all’età di soli 18 anni ha comportato un sacrificio enorme per Joaquin, mettendolo fin da subito faccia a faccia con il volto amaro della realtà. Questo episodio però non ha simboleggiato unicamente uno dei momenti più bassi della sua vita, ma anche un punto di svolta. Se è vero che una volta toccato il fondo si può solo risalire, beh allora il tributo che Phoenix ha pagato nel privato gli è stato restituito decuplicato sul piano professionale. Certo, non per merito di altri, ma esclusivamente per merito proprio.

Un’assoluta versatilità interpretativa ed una spiccata predisposizione per ruoli antieroici, hanno spinto la carriera di tale personaggio nell’olimpo dei grandi di Hollywood. Un percorso attoriale che trova la propria consacrazione nel recente riadattamento cinematografico del regista Todd Phillips: Joker. L’istrionica maschera del clown della DC Comics viene indossata con aderenza assoluta da Phoenix portandolo a diventare un tutt’uno con l’alter ego del grande schermo.

Tragedia e commedia: Arthur Fleck e Joaquin Phoenix

Le due figure, quella reale e quella artefatta diventano l’una il prolungamento dell’altra, accomunate da una vita simile, sebbene con sfumature differenti. Proprio come Joaquin con la perdita del fratello, così Arthur con la privazione di ogni certezza e scopo esistenziale, agisce in cerca di un riscatto. La volontà di emergere dalle sabbie mobili della tragicità degli eventi personali, conduce entrambi verso la fama.

Se Phoenix con lo strameritato Oscar corona quello che è il sogno di qualunque attore all’inizio della propri carriera, Fleck, invece, ottiene un premio che non è materiale ma non per questo meno importante. La rivendicazione sociale e la conseguente affermazione identitaria, fanno del clown un’icona immortale in grado di ispirare gli altri. Certo i modi non sono propriamente i più consoni, ma nessuno è perfetto ed è anche questo il bello. L’imperfezione che nasce dall’istinto di perseguire un obiettivo è altro elemento comune ai due: attore e personaggio.

Facce di una stessa medaglia, Joaquin e Arthur si completano a vicenda, attraversandosi reciprocamente diventando quasi un’unica persona. Tutto ciò è giunto con forza agli occhi di quanti hanno ammirato l’opera di Phillips, che prende a pugni l’anima assopita dello spettatore inneggiando ad una sveglia sociale collettiva. Arthur estremizza l’importanza dei valori umani con le proprie azioni esattamente come Joaquin fa con le parole all’Academy Award.

Movie Message Corner

Ciò che è importante sottolineare in tutto ciò è quanto la vita possa offrire sempre possibilità per riemergere e tirarsi fuori dalle negatività. Il Phoenix uomo prima che attore ne è dimostrazione pura, personificazione concettuale prestata al mondo cinematografico. Nel discorso agli Oscar non ha voluto conformarsi al cliché del trionfatore classico, ma andare ben oltre. Toccando punti di stretta attualità ha concluso con una deriva personale sulla tragedia vissuta rendendola metafora di quel riscatto tanto a lungo cercato.

Ricordando le parole del fratello perduto, Joaquin ha sintetizzato in quell’attimo tutta l’importanza di ciò che abbiamo detto fin’ora: non scoraggiarsi o abbattersi mai perchè la vita non prende mai più di quello che poi restituisce.

“Corri in soccorso con amore, e giungerà anche la pace”

River Phoenix

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