Stanley Kubrick, autore di capolavori immensi quali Arancia Meccanica o ancora 2001: Odissea nello spazio, ha racchiuso in questo film improntato sulle questioni gravose della guerra in Vietnam, le tematiche principali legate al mondo militare. La difficile convivenza tra commilitoni, il rientrare entro certi canoni di comportamento tanto severi da sembrare addirittura irriverenti, per non parlare di quello che oggi apparirebbe come forma di bullismo (la derisione del singolo da parte del branco).
Tutti argomenti che restituiscono una visione nuda e cruda della vita sotto le armi, della guerra a cui essa tende come scopo ultimo. Un contesto in cui anche i valori più fermi e radicati di una persona possono essere messi in discussione al cospetto del tragico impatto con i territori di conflitto. Tutto ciò si presenta nelle tre fasi di sviluppo della pellicola di Kubrick che parte da un addestramento a metà tra comico e tragico, per arrivare alle conseguenze che la guerra ha lasciato soprattutto a livello mentale in ognuno dei protagonisti.
Fasi di evoluzione delle personalità coinvolte, le quali facendo esperienza delle difficili situazioni in cui si ritrovano, modificano di volta in volta il proprio atteggiamento. Sintomo, questo, di una sorta d’imposizione delle circostanze sul carattere personale. In questo modo, dunque, il cinismo individuale prevale sulla solidarietà collettiva, gli ordini sulla libertà, l’indifferenza sull’empatia.
Un sacrificio enorme, forzato, assoluto, che genera un annichilimento di quanti sono costretti a subire tale modo d’essere per poi riproporlo sul campo di battaglia. Ogni minimo particolare fisico e psichico viene indirizzato verso il momento dello scontro, attimi in cui la vita può sfuggire di mano così rapidamente da non accorgersene nemmeno. Proprio per questo motivo, la persona lascia sempre più spazio al soldato, l’umanità cede il passo alla spietatezza, la sensibilità alla durezza, la bontà d’animo all’aridità.
Movie Message Corner
Il messaggio che fuoriesce dal capolavoro cinematografico di Kubrick è principalmente legato all’impossibilità di non essere condizionati dalla guerra. Essa rimescola le carte della vita e la gerarchia dei valori dando risalto all’essenzialità troppo spesso sopravvalutata. Ogni attimo diventa così un prezioso dono da preservare, cercando per quanto possibile di fare lo stesso anche con la propria integrità morale.
Tutto ciò risulta di difficile attuazione, ed è proprio questo che il regista sottolinea con il suo film. La durezza, la freddezza, il distacco e una richiesta spasmodica di lucidità, sono tutti elementi richiesti con forza, quasi come un obbligo dalla guerra. Chi non si piega alla sua triste condizione rischia inevitabilmente di restarne schiacciato dal peso che essa comporta. L’unica soluzione appare dunque l’adeguarsi, salvando alla fine del viaggio quel poco di sè che ancora resta.
“I morti sanno soltanto una cosa, che è meglio essere vivi”
Soldato Joker