Da Will Hunting a Vi presento Joe Black: il cinema esistenzialista da diverse angolazioni

Il cinema nella sua storia ed evoluzione ha affrontato e sviluppato tematiche di vario genere. Una di queste è legata all’esistenzialismo e allo scopo della vita e dell’essere. Il modo in cui viene affrontato questo tema può essere molteplice, basti pensare ai due differenti casi che prendiamo in questo caso in esame: stiamo parlando di Will Hunting – Genio Ribelle e Vi presento Joe Black.

Sia l’uno che l’altro capolavoro cinematografico menzionato è tale proprio perché prende di petto il che cos’è la vita e a cosa essa dovrebbe tendere. Per ciò che riguarda Will Hunting, l’intera pellicola è attraversata da monologhi e dialoghi tra Robin Williams e Matt Damon di assoluto spessore. Nessuna parola detta è banale, nemmeno un secondo di riprese è vuoto poiché finalizzato ad esprimere un qualcosa, a diffondere un messaggio. Tramite la vita del personaggio, Will, e la sua interazione con l’altro protagonista, Sean, il suo psicoterapeuta, viene esplorato in maniera fattuale e con esempi e parole talvolta anche forti il fulcro dell’esistenza. O per meglio dire i vari frammenti che la costituiscono e le conferiscono valore. Così parlando di amore, relazioni, progetti di vita, lavoro, malattia, etc. I due personaggi di questo film fanno un viaggio esperenziale dove il terzo passeggero è lo spettatore.

Questi, per circa due ore resta incollato allo schermo non per scene d’azione o intrattenimento puro, ma per un aspetto ben più importante: assorbire dalla storia cinematografica in questione messaggi continui di enorme rilievo esistenziale. Le sedute psicoanalitiche diventano così autentici momenti di introspezione reciproca sia per Sean che per Will, ma al contempo anche per il pubblico che confrontandosi con le realtà fittizie dei due protagonisti riflette anche sulla propria di vita.

Allo stesso scopo ma mediante una strada diversa agisce anche Vi presento Joe Black. Qui a rubare la scena agli altri interpreti sono soprattutto Anthony Hopkins e Brad Pitt. In tale circostanza però non ci troviamo nella Boston cinica di Will ma in tutt’altro contesto: qui si arriva a scomodare niente meno che la Morte. Un personaggio che vuole fare esperienza delle sensazioni, emozioni e relazioni sociali che alimentano l’esistenza.

Strano che a spiegare cos’è la vita al pubblico debba pensarci proprio la Morte in questa pellicola: un ossimoro cinematografico che ha un obiettivo ben chiaro. Ossia, ancora una volta la riflessione interiore sulla vita per coglierne la bellezza e la sua vera finalità.

L’amore diventa in ambo i casi dei film citati la chiave di volta per vivere a pieno: ciò che spinge l’esistenzialismo verso la sua massima espressione. Esso poi si fa trascinatore di altri elementi positivi e negativi: la sofferenza, la perdita, il coraggio di esporsi e aprirsi emotivamente. Ma del resto la vita è anche questo. Non c’è premio senza sacrificio o lotta, senza quella volontà di andare avanti, nonostante tutto, nonostante il tempo che passa e che con la sua fugacità costringe a fare scelte continue per arrivare ad una realizzazione di sè e di chi compie questo viaggio esistenziale con noi.

In ultima analisi, dunque, in entrambe le pellicole il concetto esistenzialista che viene fuori è che la vita è sinonimo costante di coraggio: che serva per andare oltre la perdita di una moglie (vedi Sean) o dare modo agli altri di farsi conoscere davvero (nel caso di Will). O ancora arrivare a sfidare la Morte (ciò che fa Bill Perrish) per capire che in fondo la fine della vita può essere un nuovo inizio se si lascia ad una figlia (Susan) ciò di cui si è fatto esperienza ed insegnamento.

“Ho deciso di mettere le mie fiches sul tavolo e vedere che mano mi capita…” (Will Hunting) “Tenta, perché se non hai mai tentato non hai mai vissuto” (Vi presento Joe Black) diventano così il fil rouge che unisce questi due capolavori e che restituisce a chi guarda un messaggio esistenzialista di indiscutibile verità.

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