Depp-Burton, storia di un binomio cinematografico perfetto

Nella storia del cinema si sono avvicendati numerosissimi binomi fatti di registi ed attori che hanno moltiplicato l’intesa fuori dallo schermo portandola sul set. Una simbiosi tra due figure che rende ancor più apprezzabile un progetto filmico incrementandone esponenzialmente valore e contenuti. Un caso emblematico in tal senso è rappresentato da Johnny Depp e Tim Burton.

L’istrionico interprete e l’eccentrico director hanno dato inizio ad una collaborazione ed amicizia profonda fin dai lontani anni 90′ con Edward – mani di forbice. Un prodotto fantastico sia per genere d’appartenenza che per storyline. Circostanza fruttuosa che questi due personaggi divenuti poi celebri nel mondo del cinema hanno saputo cogliere e sfruttare al massimo. In che modo? Dando vita al duo regista-attore che di lì a poco diventerà il più riuscito e performante di sempre.

Il rapporto tra Depp e Burton non è solo basato su stima reciproca ed affetto, ma va ben oltre, al punto tale da trasparire attraverso le pellicole a cui tali star hanno dato forma e sostanza. Un sodalizio che si è saputo riscoprire nel corso degli anni avendo la grande abilità di non ripetersi mai se non in termini di successo di botteghino. L’eccezionale vena creativa di due menti come quella di Johnny e Tim ha permesso loro di inventare un filone artistico riconosciuto e riconoscibile proprio mediante l’accostamento alle loro silhouette cinematografiche.

Così Edward – mani di forbice prima citato, unitamente ad altri capolavori quali Il mistero di Sleepy Hollow, Sweeney Todd-il diabolico barbiere di Fleet Street, La Fabbrica di Cioccolato, Alice in Wonderland, Dark Shadows (non dimenticando l’animazione con La sposa cadavere), hanno consacrato e cementato in tono sempre maggiore una relationship personale e professionale di enorme profitto. Non un profitto meramente economico di incassi ma soprattutto di fidelizzazione dello spettatore che ha potuto godere di autentiche gemme fuoriuscite da un’intesa totale del duo dalle mille sfumature espressive continuamente in lotta tra l’angelico (colonne sonore) e il dark (fotografia, costume e narrazione).

Passione ed ossessione per il lavoro svolto ha condotto ambedue gli artisti su una strada largamente condivisa di idee ed interpretazioni (o riadattamenti talvolta) di opere teatrali e letterarie appartenenti alla grande tradizione anglosassone o comunque gotica. Uno stile che sembra trasferirsi senza sforzo ma con grande credibilità dai libri o bozze allo schermo, filtrato dall’occhio superbo di Burton per palesarsi poi nella gestualità, fisiognomica e dialettica di un versatile ed irreprensibile Depp.

Musical, cinema, letteratura e teatro sembrano fondersi dunque grazie al contributo del binomio in questione diventando un tutt’uno di grande impatto sull’audience in sala che resta folgorata anno dopo anno difronte all’impossibile che diventa realtà. Il fascino della stanza buia burtoniana regala sicurezze e sorprese proprio come il carattere e l’atteggiamento di Johnny. Era destino quindi che i due dovessero incrociare indissolubilmente il rispettivo cammino. A confermarlo d’altronde è stato lo stesso Tim:

Una delle grandi qualità di Johnny Depp è la capacità di comunicare senza dire nulla. È magico in quel senso: non sai a cosa sta pensando ma, sotto la superficie, vedi tumulto, tristezza, oscurità, rabbia. Proprio ciò che cerco io in un film: fantastico!”.

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