Nel vastissimo panorama cinematografico sviluppatosi nel corso degli anni ha preso sempre più piede la tendenza di dare vita a progetti del grande schermo partendo da quelli pre-esistenti su carta. Insomma, per dirla in parole povere, si sono avvicendati in numero crescente man mano che ci siamo avvicinati all’epoca attuale, film basati su romanzi e soprattutto saghe o trilogie letterarie.
Emblematico in tal senso l’esempio di autentici fenomeni del settore quali Harry Potter, o ancora Il Signore degli anelli, passando per Dracula di Bram Stoker o andando ancor più indietro Schindler’s List o Shining. Ovviamente se ne potrebbero menzionare molti altri di film appartenenti a questa branca specifica del cinema. Come detto, una tendenza che si è acuita nel tempo portando registi e sceneggiatori a fondare quelli che poi sono divenuti capolavori hollywoodiani sulla penna di autori e scrittori più o meno noti.
Una sorta di lavoro e successo che a questo punto potrebbe definirsi frutto non più del solo director, ma anche di chi per primo ha fatto germogliare l’idea di una determinata storia: che sia essa fantastica, dai toni romantici o thriller/giallo e così via. Poco importa e poco conta il contorno, in quanto qui è la sostanza che ha preso vita dapprima sui fogli per poi trasmutarsi sullo schermo ad essere oggetto di analisi e discussione.
Registi che indubbiamente godono pur sempre di grandi meriti, specie quando hanno spinto dal punto di vista dell’inventiva nel rielaborare storyline già esistenti. Non sempre, infatti, chi ha dovuto adattare al cinema il contenuto di un libro si è preoccupato di essergli fedele il più possibile, anzi. Spesso si è verificata una situazione opposta: il romanzo si è adattato al nuovo mezzo di comunicazione ed intrattenimento per assumere una veste rinnovata.
Per tanto il ragionamento vale nel doppio senso allo stesso modo: che si proceda dalla carta per finire sullo schermo pedissequamente o meno. C’è tanto lavoro ed ingegno sempre, perché anche il dover riportare pagina dopo pagina uno scritto su un copione che a sua volta si trasforma in scena on set non è affatto impresa facile. Tuttavia la rielaborazione si fa sempre preferire poiché essa porta in dote un plus di cui il film si fa carico trascendendo con il dovuto rispetto l’opera originaria.
Così avremo Harry Potter da un lato e Dracula di Bram Stoker dall’altro, come esempi di cosa significhi fare cinema volendosi vincolare oppure no alla matrice letteraria d’inizio. Il primo è un caso straordinario di successo planetario riscosso in collaborazione da sceneggiatori ed autrice della storia (J. K. Rowling). Questi ultimi hanno operato a stretto contatto per trovare un compromesso che tenesse con una mano il capo della corda letterario-fantastica e con l’altro quello della necessità di trovare una sintesi sul grande schermo.
Al contrario Dracula di Stoker ha impattato in modo lineare sul cinema non sentendo l’obbligo di dover debordare dai contorni della carta ma restandovi ben attaccato per fidelizzare appassionati e non del genere anche in sala. Stili differenti, dunque, ma obiettivo comune: non far rimpiangere o depauperare un’idea altrui nel passaggio cross-mediale dal libro all’immagine in movimento.
“Il cinema è la scrittura moderna il cui inchiostro è la luce.”
Jean Cocteau