Come rimarcato più volte anche in altri articoli di questo blog ciò che è oggetto di elaborazione cinematografica varia spaziando tra i vari settori e sfumature che caratterizzano la nostra vita. Parte essenziale e assolutamente meravigliosa di quest’ultima è la musica: senza di essa secondo alcuni la vita stessa avrebbe meno colori e meno senso. Ecco perché anche il caro vecchio cinema ha deciso di dedicarle un angolo speciale del proprio essere.
Stiamo parlando chiaramente di tutti quei capolavori del grande schermo che hanno posto al centro del proprio villaggio narrativo le note in differenti declinazioni. Si va dal musical ai film che rendono la musica un personaggio a sé stante, presente a tutti gli effetti quanto gli attori che sostanziano una data pellicola. Ma vediamo praticamente e più nel dettaglio tramite degli esempi la testimonianza di quanto detto fin ora.
Partendo da casi a noi più vicini dal punto di vista cronologico è possibile citare Whiplash del regista Damien Chazelle, o ancora I Love Radio Rock di Richard Curtis; per non parlare del pluripremiato A Star is born di Bradley Cooper (alla sua prima alla regia), e si potrebbe continuare su questo filone con Rock of Ages di Adam Shankman e Tutto può cambiare diretto da John Carney. Tutti appartenenti agli anni 2000 ma ciascuno dedicato alla musica in un modo ogni volta nuovo, assolutamente inedito.
Certo, non è solo il nuovo Millennio ad aver dato lustro a questo specifico genere filmico: basti pensare a The Blues Brothers o La febbre del sabato sera e Sister Act, per capire quanto il noto pentagramma abbia da sempre occupato un posto speciale nel cuore e nella mente di sceneggiatori e registi più o meno noti. Una tendenza che è cresciuta negli anni consolidando questa branca del cinema come una categoria davvero speciale, meritevole di lodi e attenzioni.
Tramite lo strumento musicale, talvolta di fondo, altre protagonista aggiunto, le pellicole arricchiscono un valore intrinseco già di peso. Senza contare la rilevanza che assume il messaggio contenuto in un progetto cinematografico quando esso si sviluppa attraverso le note. Un esempio prima menzionato come Tutto può cambiare rispecchia alla perfezione questo concetto. Il lavoro realizzato da Carney con Mark Ruffalo e Keira Knightley (ed Adam Levine sullo sfondo) è davvero notevole sia per narrativa che colonna sonora.
Qui la musica trasporta l’essenza contenutistica del film e ciò è sintetizzato nel leit motiv che accompagna le gesta degli attori: “Puoi capire tante cose da una persona dalla sua playlist”. Insomma cinema e musica rappresentano un binomio perfetto, splendendo di luce reciproca, un bagliore che solo due arti fuse tra loro sono in grado di dare. Due mezzi di comunicazione che trovano nuova linfa nella collaborazione espressiva che le caratterizza e rende riconoscibile, sempre, comunque e dovunque.
Dan Mulligan: Ecco che cosa amo della musica.
Gretta: Cosa?
Dan: Una delle scene più banali all’istante viene investita da tanto significato! Tutte quelle banalità a un tratto si trasformano in perle, una collana di perle preziose, grazie alla musica. Devo dire che più divento vecchio e più queste perle diventano rare, introvabili. Almeno per me.
“Tutto può cambiare”, 2013, John Carney