Il cinema italiano: c’è vita oltre Hollywood

Spesso parlando di cinema a livello popolare o negli ambienti maggiormente acculturati in merito, si tende a sintetizzare l’essenza di tale settore nella blasonata Hollywood. Quasi come se al di fuori di essa non esistesse altro: non esistessero dunque registi, sceneggiatori ed autori di rilievo degni di pari menzione ed onorificenza.

Un errore che si commette un pò troppo spesso e che svilisce di fatto il panorama cinematografico nella sua globalità poiché ne vengono limitati nel valore alcuni suoi componenti. Uno di questi è ad esempio il cinema italiano. Un mondo che sembra a volte mediocre se paragonato alle super pellicole americane solo perché incapace di sfornare quelli che una volta erano definiti blockbuster di successo.

Il discorso però è diverso: il punto della questione da focalizzare è il fine a cui tende il cinema nostrano rispetto a quello statunitense. Mentre quest’ultimo, infatti, si sostanzia di azione, effetti speciali, attori di gran nome la cui abilità interpretativa è riconosciuta da tutti (addetti ai lavori e non); il settore filmico italiano è maggiormente orientato all’autorialità: alla narrativa, alla storia che emerge con forza pur non essendo accompagnata da scene spettacolari e cast stellari.

Ciò, però, non vuol dire che l’uno sia inferiore all’altro, perché significherebbe mettere a confronto due binari che procedono parallelamente volendoli per forza di cose farli incrociare. Questo non può e non deve accadere: entrambi rappresentano il cinema ma con metriche differenti ed elementi di sviluppo estetico-narrativo agli antipodi. Privilegiare una storia rispetto agli effetti speciali di grido non è indice di maggiore o minor valenza ma unicamente di scelte stilistiche autoriali divergenti.

La bellezza del cinema italiano risiede proprio nel suo essere aderente alla realtà e specchio della società su cui si fonda il bel Paese. Così come si può dire a proposito di quello a stelle e strisce di essere incentrato su un filone proprio, dalle caratteristiche sopra citate, che ha portato addirittura alla coniazione di un modo di dire: la famosa “americanata” (per intendere una pellicola action con esplosioni, pallottole vaganti e pugni a non finire).

Certo, esistono anche pellicole americane di grande profondità così come successi italiani maggiormente votati alla spettacolarizzazione. Ma sono eccezioni e tali è bene che restino. In caso contrario si snaturerebbero ambo le parti deviando dal proprio cammino interpretativo, dall’idea personale di come “fare cinema”.

In ultima analisi, dunque, è giusto che al di fuori di Hollywood esista altro e che questo altro sia riconoscibile e non svilito da una necessità costante di paragone. Del resto si sa, il mondo è bello perché è vario, come recita l’antico detto, e mai come in questa circostanza la suddetta frase si applica alla perfezione.

Si continui per tanto a lavorare dando sfogo alla creatività affascinante e spettacolare in ambito hollywoodiano (vedasi il Marvel Cinematic Universe o il DC Universe, o ancora Nolan, Bay, Mann etc.); ed altrettanto avvenga in campo nostrano con le firme d’autore dai contenuti profondi e rilevanti (Tornatore, Genovese, Muccino e così via). Nessuno vuole una comparazione tra le parti, non se ne avverte il bisogno. Lasciamo che il cinema esprima sé stesso senza freni e soprattutto senza pregiudizi: ne gioveranno sicuramente di più sia gli artisti da un lato che il pubblico dall’altro.

“Il cinema è il come, non il cosa”

Alfred Hitchcock

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