The Batman: la commistione mediale di Reeves e l’affermazione attoriale di Pattinson

La recente trasposizione cinematografica realizzata dal regista Matt Reeves del Cavaliere Oscuro fa intuire fin da subito come il passaggio chiave sia stato quello di creare una commistione mediale tra fumetto e grande schermo. Attingendo sia dall’uno che dall’altro mezzo di comunicazione, il regista è stato in grado di dare libero sfogo sia alle tinte noir del protagonista, tipiche delle run su carta che lo hanno reso celebre; sia a sfumature da detective story.

Nel primo caso la grande interpretazione di Robert Pattinson è emersa in tutto il suo vigore: un personaggio trasposto cinematograficamente in modo sublime, che fa dell’introversione caratteriale l’arma d’approccio e relazione sociale principale. Una chiusura emotiva fino quasi all’eccesso di un Bruce Wayne fedelissimo alla controparte cartacea. Nessuna ostentazione di agi o ricchezze ereditati dalla famiglia; minor vocazione militaresca in stile Nolan. Tutto al fine di restituire un uomo pipistrello rinnovato per quest’ennesimo reboot.

In aggiunta a tutto ciò, vi sono poi sfumature da autentico giallo investigativo contraddistinte da un plus con richiami a thriller quali: Zodiac, 7even etc. Fincher è ben presente nel tessuto di questo film e Reeves non lo nasconde affatto, anzi lo esalta al meglio permeandolo attraverso le performance di attori come Paul Dano (l’Enigmista) o ancora Colin Farrell (Pinguino). Anche la presenza femminile è ben evidente grazie alla bellissima Zoe Kravitz: una Catwoman che non fa rimpiangere Nicole Kidman o Michelle Pfeiffer. Tanti pezzi di un unico puzzle dall’estetica comune: trascinare lo spettatore in un mondo cinico, aggressivo, brutale con il giusto spazio per l’introspezione e attimi da thriller palpitanti.

Lo scopo? Sviluppare un distacco rispetto a quanto fatto da Nolan o Burton (precedenti autori del Batman cinematografico). Ciò porta chi guarda a comprendere come sia possibile e per nulla azzardato riscrivere e recastare un personaggio nonostante il lavoro eccelso svolto in passato. The Batman è una vittoria in primis di Matt Reeves, premiato per la sua audacia nel confrontarsi con un simbolo della DC Comics tanto amato dai fan e non solo. Ancor di più poi dopo la trilogia di Christopher Nolan.

E poi più che una vittoria è una soddisfazione personale per Robert Pattinson che ha potuto scrollarsi di dosso l’etichetta di eterno vampiro (Twilight Saga docet) dimostrando di essere un attore a tutto tondo, versatile e decisamente credibile.

Insomma questo The Batman smentisce i tanti che lo avevano già affossato ancor prima di vederlo, poiché non poteva reggere (a detta di molti) il paragone con i reboot suoi predecessori. Che poi, a dirla tutta, questa necessità di creare ogni volta parallelismi appare anche stancante ed inutile. Ogni lavoro cinematografico rappresenta un mondo a sé stante, non obbligato a scontrarsi con il passato né tantomeno con possibili riscritture future. The Batman incarna l’essenza per molti aspetti controversa e combattuta dell’uomo pipistrello e questo basta a garantirgli un posto speciale nel cuore dei fan ma anche di chi lo conosce meno perché lo sente comunque vicino a sé.

In fine una chiosa doverosa tocca la DC, che vede nascere tra le proprie mani un capolavoro di cui aveva estremamente bisogno dato lo scarso appeal di altri suoi prodotti di questo genere. Reeves ha dunque anche questo di merito: aver donato con questa gemma di circa 3 ore (forse un po’ troppo ma vabbè) una fonte di credibilità non da poco alla nota casa di produzione. Un diamante sì grezzo (Andy Serkis ad esempio ha convinto poco come Alfred il maggiordomo), ma che potrà affinarsi nel prossimo futuro (il sequel è già in cantiere) introducendo nuovi personaggi ed espandendo la caratterizzazione di quelli conosciuti in questo primo capitolo. Joker, Due Facce, Hush, sono lì che attendono solo di poter riversare la loro follia sul Batman Pattinsoniano (non che ne abbia prese poche già ora).

In attesa di capirne di più non ci resta fare altro che rimarcare a lettere cubitali lo strameritato successo di critica e pubblico riscosso da Reeves e company evidenziando il suo di talento ma anche quello del buon ex-vampiro Robert. In faccia ai tanti pregiudizi i due avranno sicuramente esclamato, nemmeno tanto velatamente ma a gran voce un bel “Io sono vendetta!”

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